Moby Dick (1956) La balena bianca, di John Huston
Il film rispetta ampiamente la profondità del soggetto di partenza — d’altronde alla sceneggiatura c’è un certo Ray Bradbury. L'autore di Fahrenheit 451 è riuscito a condensare le centinaia di pagine del romanzo in una struttura serrata, mantenendo intatta la simbologia filosofica dello scontro tra uomo e natura. Notevole anche il sermone del predicatore interpretato da Orson Welles, che tuona da un pulpito a forma di prua di nave, preparando il terreno per il tragico epilogo. Sul piano tecnico, il film mette in mostra tutto il fascino del cinema 'vecchia scuola'. Per dare l'idea di un'epoca passata, Huston utilizzò una fotografia straordinaria con un processo di desaturazione del colore che ricorda le vecchie stampe marinare. Gli effetti speciali d’epoca, con l'uso di enormi modelli meccanici della balena, comunicano ancora oggi un senso di fisicità che il moderno digitale fatica a replicare.
Tuttavia, non potrò mai perdonare a Huston la scelta di inserire riprese reali di massacri di balene, effettuate dai balenieri portoghesi delle Azzorre solo per aggiungere quel punto di vista reale in più. Aborro la violenza contro gli animali, specialmente quando viene strumentalizzata al di fuori del contesto storico in cui era la norma. Resta senza dubbio un classico intramontabile per la sua messa in scena, ma la violenza reale su creature così maestose è un compromesso che, per quanto mi riguarda, rovina parzialmente l'esperienza di visione.












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