La Grazia (2025) L'articolo 87 secondo Paolo Sorrentino
Gli effervescenti ultimi sei mesi di mandato di un Presidente della Repubblica italiana, interpretato da un immenso Servillo (come sempre), affiancato da un cast corale che non scherza affatto e regge il confronto con carisma. L'opera si configura come un viaggio intimista e profondo alla scoperta del sé, sospeso tra passato, presente e futuro, calato nel quotidiano della figura politica più iconica e solenne del nostro Paese.
I tratti distintivi del cinema firmato Sorrentino sono presenti in ogni fotogramma — garanzia di un'estetica ormai codificata — che vengono arrichiti di sfumature e riflessioni da non sottovalutare. Il fulcro narrativo è il tema della grazia: genesi primigenia del film, chiaramente ispirata a quella concessa da Mattarella in tempi recenti e citata esplicitamente nella pellicola come atto di profonda umanità. Attorno a questo asse ruotano riflessioni potenti su eutanasia, legge, gelosia e sul peso specifico della vita, fino a toccare le indecisioni e le speranze delle nuove generazioni.
Questi temi sono trattati magistralmente attraverso un saggio equilibrio tra dramma e ironia — a tratti sarcastica e corrosiva — che si alternano con ritmo grazie a interpretazioni vibranti. La colonna sonora, curata come di consueto attingendo a artisti vari, avvolge lo spettatore in un'atmosfera sospesa, mentre la fotografia regala inquadrature che sono veri quadri: vi si scorgono ben tre rimandi di stampo magrittiano, citazioni visive lampanti che sfido chiunque a non ammirare per la loro precisione estetica.











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