A Time to Kill (1996) Il momento di uccidere, di Joel Schumacher


L'arringa finale di questo dramma legale tipicamente americano (dal retrogusto Mississippi Burning, del resto stesso luogo) rappresenta, senza ombra di dubbio, uno dei vertici della scrittura di John Grisham nella sua carriera bibliografica e alla pari con quella di Paul Newman con Il Verdetto.



La trasposizione cinematografica beneficia della mano di Joel Schumacher, che abbandona i virtuosismi pop per una regia solida, fatta di piani sequenza claustrofobici e una fotografia di Peter Menzies Jr. calda, satura, capace di restituire l'oppressione climatica e sociale del Mississippi (senza contare la colonna sonora del fido Elliot Goldenthal). La sceneggiatura, firmata da Akiva Goldsman, lavora di cesello sulla struttura in tre atti, dosando con precisione i tempi dei procedimenti giudiziari. Il ritmo viene sostenuto da un cast di caratteristi perfettamente adatti ai loro personaggi: se i protagonisti (Matthew McConaughey, Samuel L. Jackson) offrono prove attoriali di altissimo livello, sono le linee di dialogo affidate alle spalle (Donald Sutherland, Sandra Bullock, Kevin Spacey, Kiefer Sutherland, Kurtwood Smith, Chris Cooper e come sempre complimenti al biondismo di Ashley Judd) a dare spessore al contesto.



La forza della pellicola risiede nella sua narrazione: una storia talmente violenta e malsana da risultare disturbante, non per un compiacimento estetico della crudeltà, ma per la sua natura iperrealista. La sceneggiatura non fa sconti, mettendo in scena una realtà "nuda e cruda" che scuote lo spettatore, trasformando il dibattimento in aula in un vero e proprio campo di battaglia etico dove il confine tra legge e giustizia si fa pericolosamente sottile sopratutto tenendo conto della storia del Mississippi.



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