Knowing (2009) Segnali dal futuro, di Alex Proyas
Mi ero quasi dimenticato che anche Alex Proyas si fosse misurato con il genere catastrofico hollywoodiano. Lo fece forse "fuori tempo massimo", alle porte del 2010, ma riuscì a imprimere una firma autoriale ben distante dai canoni fracassoni e spettacolari alla Roland Emmerich.
Il film poggia su una solida base filosofica: citando Umberto Eco (che a sua volta riprendeva Chesterton), "chi non crede in Dio non è che non creda a nulla, crede a tutto", riferendosi alla tendenza umana a rifugiarsi nei complotti in mancanza di una fede strutturata. Il personaggio di Nicolas Cage incarna perfettamente questa deriva: un uomo che cerca disperatamente un ordine razionale nel caos, sorretto dalla recitazione sempre fisica, febbrile e solida di cui l’attore è capace.
L’opera è un ibrido affascinante: a tratti disaster movie, a tratti sci-fi, ma con una profonda venatura mistica e biblica (evidente soprattutto nel finale) che riporta Proyas nei territori metafisici a lui cari, da sempre abituato a giocare sui confini dei generi cinematografici. La trama è intrisa di un pessimismo cosmico opprimente; ogni tassello che compone il mosaico verso l’epilogo sembra negare qualsiasi speranza terrena, offrendo come unica via di fuga un bagliore trascendentale da ricercare letteralmente al di fuori del nostro pianeta.
A tratti sembra quasi di assistere a un incontro tra l'ineluttabilità di Final Destination e la magnitudo di 2012, eppure il film mantiene una sua originalità visiva e concettuale. Tecnicamente, la scena della devastazione causata dal flare solare resta impressionante: pura catastrofe cinematografica che giustifica pienamente il budget investito negli effetti speciali. Nel panorama del cinema di genere, resta un esemplare interessante e decisamente sottovalutato.









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