lunedì 20 novembre 2017

Avere vent'anni (1978) La calma prima della tempesta


Una pellicola, questa di Fernando Di Leo, molto atipica e travagliata da una riedizione (dove avvennero diversi tagli del montaggio) perché colpì troppo le sue tematiche con una violenza inaspettata. Il film fu subito ritirato dalle sale cinematografiche italiane e fu tagliato ampiamente e rimontato. Il finale fu sostituito con un "happy end", che cambiava però completamente il senso del film, che venne distribuito malamente e non incassò molto.


Il film parte subito con la tipica forma della commedia sexy ed erotica italiana che andava molto di moda al tempo, la conturbante e sanguigna Lilli Carati e l'angelica Gloria Guida, sotto la mano sapiente del capacissimo Fernando Di Leo, sono le protagoniste assolute di questo dramma/commedia di denuncia di fine anni '70. L'affiatata coppia Carati/Guida si lascia apprezzare per altri punti di forza che non siano l'espressività e la recitazione (nonostante siano credibili)


Di Leo tenta di dare un’immagine femminile libera e svincolata utilizzando due ventenni, che fuggite da realtà particolarmente costrittive e puritane, a tal proposito l’intervista “liberatoria” delle due attrici è tra le scene migliori della pellicola, vivono alla giornata presso una comune romana gestita da un subdolo personaggio noto come “Nazariota”. Tra personaggi assurdi come il Pierrot di Leopoldo Mastelloni. La virata sul dramma, fino a giungere al tragico finale (un vero pugno nello stomaco), tramutano il film un'opera di denuncia che, altrimenti, sarebbe rimasta nulla più che una pellicola sempliciotta e senza spessore.


Di Leo quindi prova a rappresentare, con leggerezza prima e brutalità poi, un affresco di quegli anni fra disillusione giovanile, ideali andati in malora e mentalità retrograde. Lodevole (e molto personale) è il tentativo del regista di dare un volto ad un processo storico/culturale che stava scuotendo i giovani dell'epoca ma la messa in scena sfortunatamente non è sempre all'altezza dell'ambizioso compito. Passando alle protagoniste, le due attrici principali non sono un granché a recitare ma la bellezza mediterranea della povera Lilli Carati e quella angelica della Guida bastano e avanzano per sopperire a queste mancanze. Dunque un'opera che all'uscita venne boicottata da chiunque e che oggi forse è stata sopravvalutata un pochino, invecchiata non certamente benissimo ma che tuttavia dispone comunque di alcune cartucce che ne giustificano la visione.


Volendo si può fare un paragone con Easy Ryder di Dennis Hopper che in ben altro modo questo processo che passa prima dalla spensieratezza e poi culmina nella violenza dirompente della realtà bruta oltretutto il film sembra anche anticipare Thelma e Louise di Ridley però muovendosi sotto gli archetipi dei film di Russ Meyer. Il titolo trae ispirazione da una frase di Paul Nizan, tratta dal libro Aden Arabia, ripresa nei titoli di testa del film: «Avevo vent'anni... Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita».

4 commenti:

  1. A me piace molto, moltissimo.
    Ok, amo Di Leo e considero questo film come la summa di tanti sottogeneri italici anni '70, dall'erotico alla commedia sexy passando per il poliziottesco.
    Cast azzeccatissimo -col compianto Lovelock, tra gli altri- e una doppia versione che completa ancora di più il senso italiano di censura e visione delle cose. Non è un caso che il rimaneggiamento -che pure contiene scene inedite!- ha un sapore ancora più spregiudicato e anche "vuoto", uscito negli anni '80 :)

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo è molto riuscito, ma trova la sua vera potenza nel finale...li viene tolto il velo di menzogna nella maniera meno ipotizzabile possibile per lo spettatore...letteralmente un pugno nello stomaco.

      Elimina
  2. Anche a me piace molto, moltissimo :)

    Guida e Carati sensualissime e bellissime, personaggi secondari e caratteristici, io cito sempre il professore interpretato da Daniele Vargas, caratterista che ho amato in un film culto come io zombo tu zombi egli zomba!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La scena della "cultura" con la Carati è d'antologia!


      Però il finale del film ti spezza il cuore....

      Elimina