venerdì 3 novembre 2017

Pacific Rim (2013) Il genere Mecha secondo Guillermo Del Toro

Alla luce dell'imminente sequel, ho voluto riguardarmi questa pellicola che devo dire è riuscita ancora a divertirmi nonostante non avessi al tempo capito le dinamiche di questa particolare produzione. Guillermo Del Toro è sempre stato un cineasta molto creativo in particolar modo per la deriva fantasy e horror, di menzione è il suo arrivo a questo progetto dopo varie problematiche dovute all'addattamento del Lo Hobbit e del suo progetto di trasposizione del libro di Lovecraft prodotto da James Cameron (il ben noto Alle montagne della follia): il primo per divergenze artistiche ed il secondo per il budget alto (150 milioni di dollari e il R-rating) approdò infine al progetto Pacific Rim.


Autore del soggetto di partenza era Travis Beacham (noto ai più per il dimenticabile Scontre tra Titani), che dopo la mancata realizzazione del progetto Killing on Carnival Row (a cui Del Toro era stata affidata la regia) ebbe modo di realizzare una bozza immaginaria del film un anno dopo mentre si trovava di passaggio su una spiaggia vicino Santa Monica Pier (in California) dove s'immaginò un robot ed un mostro gigante lottare fino alla morte con annessa l'idea che il mecha dovesse essere pilotato da due persone ed anche domandosi "che cosa cosa succederebbe se uno dei piloti due morisse?" cosi da creare una storia sulla caduta e l'ascesa con il senso di colpa del sopravvissuto. Del Toro dopo essersi ripreso dall'amara delusione, della mancata nascita del film sul libro di Lovecraft, si ritrovò per le mani il soggetto di Beacham e si mise in moto nella post-produzione sia perché rimase affascinato dall'idea ma anche perché il contratto che aveva firmato con la Legendary Pictures prevedeva la sua partecipazione al mancato avvenimento del film Alle montagne della Follia.


(Ecco dove Beacham si è immaginato Pacific Rim la prima volta)

Del Toro e Beacham dopo un anno di lavoro ultimarono la loro sceneggiatura, Guillermo ebbe modo di aggiungere tante sue fantasticherie dal punto di vista dei bambini passando per nascita e crescita dei Kaiju fino all'ispirazione dai Mecha giapponesi, succesivamente lo script fu rivisitato da: Neil Cross (della serie Luther che aggiunse il personaggio di Idris Elba alla trama e che poi lavorò al progetto Mama assieme a Muschietti), Patrick Melton e Marcus Dunstan ed infine Drew Pearce i quali non furono poi accreditati alla lavorazione della sceneggiatura. Il film alla fine è frutto al 100% delle scelte artistiche di Del Toro (cosa che si nota), Guillermo si ritrovò nel dover completare il tutto in 103 giorni (solitamente abituato nei suoi lavori a non meno di 115 giorni) difatti lavoro cira 17/18 ore al giorno per 7 giorni alla settimana pur di rientrare nei limiti di produzione. Il film è stato girato inizialmente con le telecamere della Red Epic e con l'intento da parte del regista di non covertirlo in 3D,  cosa che poi avvene e prese ben 40 settimane di conversione al cambio d'idea Del Toro commento ironicamente "Cosa vi posso dire ho cambiato idea, non sto mica candidandomi. Potrei fare Romney". Succesivamente Del Toro tagliò circa un'ora di girato, avvalendonsi otretutto in fase di montaggio dell'aiuto di Alejandro González Iñárritu e Alfonso Cuarón che apportarono delle leggere modifiche e che sono rigraziati nei titoli di coda assieme a James Cameron e David Cronenberg.




Di grande ispirazione creativa furono i lavori di: Francisco Goya con il suo Colosso, differenti quadri di George Bellows e Hokusai, Ray Harryhausen e Ishirō Honda (ringraziati anche loro nei titoli di coda). I concept artists della lavorazione sono stato invece: Wayne Barlowebe Oscar Chichoni, gli scultori David Meng e Simon Lee, ed il designer Francisco Ruiz Velasco (Hellboy 2 e The Hobbit). Del Toro volle usare vecchie tematiche del genere Mecha e Monster ma aggiungendoci una visione originale e non citazionista, difatti furono creati differenti tipi di Kaiju (che scelse in stile American Idol per trovare i migliori) colhe traessero sia l'ispirazione dalla natura terreste ma risultando estranei allo stesso tempo. Anche i Mecha furono sviluppati quasi allo stesso modo, in particolare Gypsy Danger fu partorito dall'unione delle architteture Art Deco di New York e la figura di John Wayne. Gli effetti speciali infine sono della Industrial Light & Magic uniti a quelli della Hybride Technologies della Ubisoft, tra i tecnici figurano anche John Knoll e Hal T. Hickel (Star Wars, Pirati dei Caraibi), Shane Mahan (Iron Man) e Clay Pinney (Indipendence Day e Star Trek).


(Ben poco si notano queste citazioni artistiche)

Chiusa questa parte prettamente introduttiva alla genesi della pellicola ora vi parlerò del risultato finale: la totale maturità raggiunta da Guillermo Del Toro, dopo alcuni successi artistici poco prosperosi al botteghino, lo porta a produrre probabilmente un più che degno divertissement che nella sua miscela d'azione esplosiva e robo(t)ante funziona molto bene, merito di una cura nei dettagli ampia e di una tecnica fine che manipola un grande senso dello stupore, ma anche grazie ad una caratterizzazione netta che tende verso un grottesco divertimento (purtroppo offrendoci una mancata caratterizzazione dei personaggi nonostante le buone prestazioni degli attori che risultano credibili in particolare: Elba, Hunnam e Ron Perlman), il tutto diviso tra un'ispirazione fantastica e visionaria di tradizione orientale e trovate narrative dal gusto assolutamente Hollywoodiano che sono fin troppo spesso poco convincenti, e aggiungono leggerezza (indesiderata) a questa pellicola, veramente molto godibile per la sua spettacolare (in più sensi) natura. Gran merito alla colonna sonora di Ramin Djawadi che non è mai fuori posto e bella la fotografia di Guillermo Navarro ma fin troppo limitata dalla scelta del notturno (dovuta al fatto di nascondere le imperfezioni degli effetti speciali).







2 commenti:

  1. Un vero peccato che il film basato sul romanzo "alle montagne della follia non esca più, Del Toro era l'unico regista a mio giudizio capace di rendere le atmosfere del romanzo. Purtroppo un romanzo così cupo e dal finale pessimista non possono trovare posto nella Hollywood di oggi.

    Pacific Rim è un film spettacolare e divertente da vedere. Una pellicola che sa prendere il meglio di due culture diverse per creare un'opera veramente interessante (come fece anche Leone con il suo film "Per un pugno di dollari"). Sono curioso di vedere cosa combineranno con il prossimo capitolo.

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    1. Concordo, Alle montagne della follia è un capolavoro e probabilmente Del Toro tra i nuovi cineasti era l'unico capace di rendergli giustizia a livello cinematografico...purtroppo per i produttori non valeva la candela.

      Pacific Rim come hai giustamente argomentato (azzeccatissimo il paragone con Sergio Leone) è il giusto tributo al genere anche perché è molto originale e non solo citazionistico.

      Per il sequel vedremo, il nuovo regista è un po' uno spaccone a livello di contenuti ma nelle battaglie ci sa fare.

      Grazie per la visita!

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