mercoledì 1 novembre 2017

The Last of the Mohicans (1992) Il talento di Mr. Mann

Michael Mann è sempre stato un cineasta da non sottovalutare neanche in  un film su commissione (perché lo è) come questo che ben poco ricalca il solito modus operandi del regista di Chicago. La sceneggiatura è sviluppata dal regista stesso assieme a Christopher Crowe è basata sull'omonimo romanzo di avventura di James Fenimore Cooper del 1826, anche se si ispira principalmente alla sceneggiatura dell'omonimo film del 1920, diretto da Clarence Brown e Maurice Tourneur e a quella dell'omonimo film del 1936, diretto da George B. Seitz. Il libro di Fenimore Cooper non è certo un affresco storico imparziale, ne traspare un forte razzismo nei confronti degli Uroni, descritti come selvaggi, che addirittura mangiano il cuore dei nemici, mentre i "buoni" indiani Mohawk sono giusti perchè dalla parte dei bianchi invasori ma questa è ben altra storia.


In questa pellicola assistiamo ad un insieme di coincidenze positive che danno quella spinta necessaria alla sceneggiatura, tale da renderne un capolavoro acclamato sia da critica e pubblico. La prima di tutta queste concidenze è la regia di Mann, mai stata  così lontana dal suo genere ma neache mai così vicina nella magniloquenza dell'applicazione tecnica, che in un film poco omogeneo e con diversi momenti abbastanza sottotono; si lascia seguire con piacere perché è velocissimo nello svolgimento e prevalentemente è l'azione. Ma c'è quella seconda parte che è una meraviglia, un connubio perfetto di regia e musica in cui davvero ci si ritrova poi un quarto d'ora finale stupefacente per come ti incastra in un vortice d'adrenalina e tensione emotiva da cui non ti puoi liberare, tutto grazie alla sua perizia alla regia che rende splendida una sequenza altrimenti anonima.


La fotografia di Dante Spinotti si aggiunge al comparto tecnico dove risulta bellissima nel mostrare i vasti paesaggi e nel sapiente utilizzo dei colori saturi, quel blu classico nei film di Mann, difatti la natura selvaggia delle Blue Ridge Mountains (in North Carolina) ben si offre allo sviluppo narrativo della pellicola. Molta cura è stata presa per realizzare i costumi e gli oggetti di scena. Daniel Winkler ha costruito manualmente tutti i tomahawk, mentre Randall King tutti i coltelli. Wayne Watson è il creatore del fucile di Nathan utilizzato nel film. La mazza di Chingachgook è stata fatta da Jim Yellow Eagle, mentre il tomahawk di Magua da Fred A. Mitchell. Menzione per i costumi di Elsa Zamparelli che sostitui James Acheson a causa di divergenze tecniche con il regista. Ultima cosa da citare è la fantastica colonna sonora, che fa da leit-motiv, elaborata da Trevor Jones e Randy Edelman (lavoro svolto in parte minore per certe scene vista la mancanza di tempo di Jones) che si unisce al tutto comparto diegetico innalzandone il livello creativo e creando un'atmosera indimenticabile,  vien da sorridere pensando che Mann all'inizio voleva dei synth elettronici ma invece poi furono scelte delle composizioni orchestrali rivisitate magistralmente sulla canzone The Gael del cantante scozzese Dougie MacLean.


Infine il cast: Daniel Day-Lewis fisicamente adatto al ruolo non si risparmia nella caratterizzazione regalandoci (nonostante il poco approfondimento) un eroe su misura per la pellicola, la splendida Madeleine Stowe recita un ruolo di classico archetipo romanzesco ma donandogli un'incredibile fascino in fase recitativa, Russell Means e e Wes Studi perfetti nel ruolo che rivestono il primo del padre saggio ed il secondo nel classico villain provo di qualsiasi scrupolo pur di raggiungere il suo scopo, Steven Waddington nonostante il personaggio approssimativo che si ritrova offre una incredibile recitazione nel fase finale elevando la figura dell'uomo innamorato dall'amore non corrisposto, Jodhi May nonostante i pochi dialoghi offre un'incredibile prestazione grazie ai suoi sguardi intensi e all'atteggiamento molto reale del personaggio e mai stereotipato infine da citare le buone prestazioni di Eric Schweig, Maurice Roëves che sono molto credibili anche se sullo sfondo narrativo da ciatre in fine le piccole riservate al grande Pete Postlethwaite e Jared Harris.



Del film sono presenti due versioni aggiuntive a quella classica: la Director's Expanded Edition e la Director's Definitive Cut l'ultima citata è un netto miglioramente rispetto alla Expanded Edition molto più fluida e meno dispersiva nella sua interezza.





2 commenti:

  1. Saranno venti anni che non lo rivedo, mi hai fatto venire voglia di recuperarlo :)

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    1. Se ti capita guardati la Director's Definitive Cut, comunque si è sempre un piccolo gioiellino grazie alla perizia tecnica di Mann e all'immortale colonna sonora...grazie per la visita...;)

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