Knock at the Cabin (2023) La casa alla fine del mondo di M. Night Shyamalan



Mi viene da riderci su, ma pensare che in dieci anni (il 2013 per molti è stato l'anno della caduta) il regista Night sia riuscito a uscire da quel tunnel in cui era finito, dato per spacciato da tutti e invece ora è di nuovo quello che è sempre stato. Non privo dei suoi difetti, ma al contempo molto più contenuto e dannatamente accattivante con i suoi soggetti cinematografici non più di quanto non lo sia mai stato in precedenza. Questo adattamento del libro “The Cabin at the End of the World” di Paul G. Tremblay ne è la più vivida conferma, sancendo la fine della damnatio memoriae che tanto l'aveva portato alla fine del suo percorso nel mondo del cinema. Nonostante non siamo al livello della mia triade preferita di Shyamalan (Unbreakable, Signs, The Village), con "Bussano alla porta" il buon M. Night mette in mostra il rigore formale ed economico di un esercizio di genere come in "Split" applicando al contempo il peso esistenziale di "The Happening" (di cui ne è pure seguito spirituale), un dilemma morale messo in sovrapposizione a un divenire apocalittico. Splendidamente reso ed eseguito, come al solito, l'abilità di Shyamalan non ha eguali nel panorama mainstream odierno. Sono rimasto stupito dal continuo uso ossessivo dei primissimi piani, i movimenti del dolli, i whip pan, la struttura dei flashback, in pratica tutta l'applicazione tecnica escogitata in tale minimale luogo dello svolgersi narrativo.

La trama vien da sé: durante una vacanza, una ragazza con i suoi suoi genitori vengono presi in ostaggio da sconosciuti armati che chiedono alla famiglia di fare una scelta per scongiurare l'apocalisse. Partendo dai personaggi, come vuole l'epoca contemporanea, Night non si fa mancare niente: figlia asiatica adottata da una coppia gay potrebbe forse far storcere il naso, perché messa come esempio umano del giusto vivere (nonostante i tormenti e giudizi che hanno vissuto), ma non è così perché tale scelta risulta indifferente ai fini della storia e non ne fa un perno centrale dal quale trarre determinate conclusioni etiche e sociali. Oltretutto i simbolismi, Night ne sparge ovunque sin dalla scena iniziale con le cavallette (ovvero piaghe) e la ricorrenza del numero sette (l'effettivo numero di personaggi che vediamo nella storia). La location è limitata e c'è un buon cast di attori (tra cui Rupert Grint), ma Shyamalan riesce nel mettere subito in gioco una posta altissima da cui si dovrà determinare una scelta estrema. Il meccanismo funziona nei tempi e nei modi giusti senza eccessi violenza che viene sempre mostrata fuori campo visivo ma con la tensione sempre palpabile.


Ci sono quattro visitatori di estrazione sociale diversa, non fanatici religiosi ma che hanno una fede cieca su ciò che asseriscono e l'effetto indubbiamente è spiazzante. La fede da una parte e la razionalità dall'altra, in tutto questo il concetto di sacrificio, di rinuncia per un bene più alto: rinunciare alla felicità propria per quella degli altri. Shyamalan è stato bravo, perchè tiene sulla corda fino alla fine senza cedimenti ed è un merito non da poco, grazie pure al montaggio che mette in scena analessi temporali nelle giuste tempistiche. Poi si possono fare le speculazioni metaforiche che si vogliono, però il meccanismo funziona ed è quello che più conta. Questo thriller, un home invasion anticonvenzionale, dallo sfondo apocalittico e che mette una tragedia familiare su grandissima scala è girato nel migliori dei modi e pure recitato altrettanto. Batista ormai è sempre uno spettacolo con i suoi personaggi, probabilmente il miglior wrestler che abbia mai recitato a Hollywood, senza scordarsi anche di Jonathan Groff che è una conferma come attore, nel doverlo ritrovare ostaggio che pone interrogatori a una possibile setta di serial killer è quanto di più naturale fosse possibile per il suo peso divistico in un film. Signori, questo è il RinaShyamento e io sono lieto di averlo visto.



Commenti

  1. Ogni tanto ricade nelle sue abitudini ma riesce anche ad uscirne, ama vivere pericolosamente ;-) Cheers

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  2. Molto meglio di Old, ineccepibile a livello di regia e direzione degli attori, ma ho patito tantissimo le aggiunte messianiche a livello di sceneggiatura. Per me è un sì con riserva.

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  3. Gran film, per me, e il tanto criticato finale non mi è dispiaciuto. Shallallero ama i suoi personaggi e ce lo ricorda sempre, quando lo fa con un bel film sono doppiamente contento 🤓

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