The Saint (1997) Il santo mago & l'angelo di Phillip Noyce
Per quello che riguarda la basa generativa dietro alla storia del film vi è la mente di Leslie Charteris, il personaggio di Simon Templar è molto famoso, tanto famoso che prima di questo film ebbe una serie TV con Roger Moore (che qui fa il piccolo cameo come voce finale narrante nell'epilogo), ma che qui segue il filone dei libri diventati serie e poi film, in questo si trovano anche Mission Impossible, Play Dirty e tanti altri esempi che non sto ora nel dover elencare per sapientologia cinematografica.
Quello che importa in primis è lo sceneggiatore Jonathan Hensleigh, lo conoscete oltretutto da regista ha fatto il primo Punisher, accompagnato in fase di scrittura da Wesley Strick (un'altra interessante penna degli anni 90) che prendono un soggetto seriale e riescono nel renderlo figura dominante di un film. Il regista australiano Noyce è sempre stato un favorito per pellicole di genere a Hollywood sin dai tempi di Dead Calm, forse qui elabora una delle sue migliori opere nel panorama della sua filmografia (che conta: Sliver, Furia cieca, il collezionista d'ossa) e questo a livello personale la dice tutta. Oltre che alla regia il merito è del cast (anche quello che non citerò), anzi dei due protagonisti essenziali senza i quali la pellicola non avrebbe reso allo stesso modo: Il Santo mago ovvero un Val Kilmer in forma splendida che cambia faccia ogni dieci minuti ma che regala anche un altro memorabile personaggio poliedrico nella sua filmografia e quel bellissimo Angelo biondo fatto attrice che porta il nome di Elizabeth Shue davvero senza la sua presenza di controparte il film sarebbe stato almeno la metà godibile più di quanto lo è.
Un film d'intrighi, in parte spionistico e in parte heist ma con sfumature action, drammatiche e romantiche che bilancia o tutto il contesto e sviluppo narrativo. La fusione fredda, la dicotomia dell'odierna Russia sotto lente Hollywoodiana, un ladro gentiluomo, la dottoressa gnocca introversa e via dicendo. Anche se può sembrare scontato e con il tipico Hollywood ending la messa in scena è congeniale e mai banalotta. Fatto sta, che di maschere come la Shue e il grande Val Kilmer poche volte se ne trovano in giro, il fascino romantico di un genere.
















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