giovedì 14 dicembre 2017

Rope (1948) L'omicidio è un delitto per la maggioranza e una raffinatezza per pochi

Il progetto nasce quando Alfred Hitchcock, nel 1947, contattò lo sceneggiatore Hume Cronyn per elaborare la sceneggiatura dell'allattamento del dramma teatrale scritto da Patrick Hamilton (basato su un fatto di cronica reale, cioè il caso Nathan Freudenthal Leopold Jr. e Richard A. Loeb del 1924). Successivamente alla stesura narrativa i dialoghi furono elaborati da Arthur Laurents che neanche trentenne era alla sua prima collaborazione con Hitchcock. Il regista, agli antipodi del soggetto, partì da una semplice idea (un po' folle a suo dire) di girare un film costituito da una sola inquadratura, dove la macchina da presa si trasforma in un uomo invisibile che gironzola per casa (il palco) e vede e sente tutto.
Per il cast furono chiamati: John Dall (fresco del successo del film Il grano è verde), Farley Granger (reduce anche lui dal successo del La donna del bandito) che in seguito lavorerà ancora con il regista britannico nel film L'altro uomo, James Stewart (alla sua prima collaborazione con Hitchcock) con un ingaggio particolarmente oneroso (300.000 dollari) che vista l'alchimia con il regista collaborerà anche in altri film, Joan Chandler, Cedric Hardwicke, Douglas Dick e Edith Evanson. Il casting risultò molto azzeccato particolarmente per le prestazioni di Dall (dominante e sociopatico al punto giusto), di Granger (passivo e irrequieto senza mai esagerare) ed infine Stewart con la sua caratterizzazione ben elaborata e dalla grande sobrietà etica.
La sceneggiatura e dialoghi riflettono bene il contenuto dell'opera mettendo in mostra vari aspetti di un thriller classico, ma anche elaborando tramite le parole il cosiddetto atto gratuito propugnato dal premio Nobel per la letteratura André Gide associando poi vari riferimenti a Delitto e Castigo di Dostoevskij e Il demone della perversità di Edgar Allan Poe. Stupisce molto come il lavoro sia riuscito ad eludere il temuto Codide Hays, proponendo il tema dell'omosessualità attraverso allussioni sottiline ben elaborate. Il regista poi non manca d'inserire il suo classico humour nero da manuale. Nonostante quindi un andamento abbastanza blando, il ritmo non perde mordente tramite i dialoghi e l'ottima gestione del cast e della loro recitazione (che fu fatta tutto in tempo reale).
Ma il vero punto forte della pellicola è il lato tecnico, come accenato precedentemente, girato in un solo incredibile "piano sequenza", (in realtà, travel della durata di dieci minuti, che era la durata massima di una bobina di pellicola, raccordati, genialmente, su un vestito) con gli attori che dovevano sapere le battute di tutto il film a memoria e la macchina da presa, montata su ruote di gomma per non far rumore con la "presa in diretta", che si muoveva tra loro e le pareti della scenografia che si muovevano in continuazione per permetterle il passaggio. Quindi, un miracolo di regia, che merita di essere visto e rivisto per cogliere gli incredibili virtuosismi tecnici.
Film molto particolare, che può anche lasciare perplesso chi apprezza il grande Hitch, conoscendone i suoi capolavori più osannati.

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