martedì 26 dicembre 2017

The Killing of a Sacred Deer (2017) Kubrick, Haneke e il sacrificio di Ifigenia

Dopo il successo ottenuto nel 2016 con The Lobster, il regista Yorgos Lanthimos assieme allo sceneggiatore Efthymis Filippou e Colin Farrell decidono di tornare sul grande schermo con il secondo progetto consecutivo ovvero The Killing of a Sacred Deer. Il film è prodotto sia dalla Film4 Productions che dalla Element Pictures, alla già citato Farrell s'inserirono nel cast la Kidman, Alicia Silverstone, Raffey Cassidy, Bill Camp, Barry Keoghan e Sunny Suljic. Il film è stato un successo di critica al Festival di Cannes del 2017, aggiudicandosi il Prix du scénario (vedasi sceneggiatura) e concorrendo per la Palma d'oro.
Il film sin dal particolare incipit (che richiama tecnicamente 2001: Odissea nello spazio), dove vediamo un intervento chirurgico a cuore aperto inquadrato senza veli dalla macchina da presa (quasi a rappresentare in qualche modo una minaccia ed una promessa verso i suoi spettatori), la pellicola grida ad ogni fotogramma il nome di Stanley Kubrick e richiamando, nello stesso tempo, lo stile di Haneke in quanto ferocia e applicazione narrativa. La prima mezz'ora procede normalmente mostrando in scena tutti i tasselli, per poi esplodere nello sviluppo narrativo variando lo schema da dramma familiare fino al genere thriller grottesco con tinture di natura horror. La New Wave del cinema greco è interessante, perché sa richiamare abilmente le proprie radici storiche traendo intelligentemente episodi della vasta mitologia dell'antica Grecia (in questo caso il mito di Ifigenia) e adattandoli a schemi narrativi odierni senza perdere mordente. La sceneggiatura elaborata dal regista stesso ed Efthymis gode di una luce propria, nonostante l'impostazione prettamente lineare, districandosi pian piano senza mai far emergere la natura del male e il passato da cui è scaturita, per certi versi la "maledizione" è un richiamo (come impostazione nella storia, non come metodologia) al recente It Follows che nonostante i pochi accenni sa risultare credibile e ottimo cardine su cui ruotano i protagonisti.

Yorgos si muove abilmente citando più volte Kubrick (vedasi le scene all'ospedale, in cui la telcamera segue assiduamente gli attori come il Maestro) trovando il punto forte sia nella fotografia di Thimios Bakatakis che nelle scenografie di Jade Healy, il tutto chirurgicamente unito da un montaggio mai troppo dispersivo ad opera di Yorgos Mavropsaridis. Gran citazione va fatta alla colonna sonora composta da Max Behrens che dopo la geniale introduzine sulle note dello Stabat Mater di Schubert riesce ad imporre un sonoro molto adeguato ed in particolare vivo che supporta sia la colonna sonora che il ritmo narrativo. Il cast supporta ottimamente la storia, fantastica la caratterizzazione alla Farrell del cardiologo a cui va unita una Kidman ben predisposta al ruolo e facendo l'occhiolino al suo personaggio in Eyes Wide Shut, i figli interpetati da Cassidy e Suljic risultano credibili e molto naturali nei loro ruolo, Keoghan fornisce alla trama una intepretazione degna di nota per la sua ambiguità ed in particolare per il ruolo di vittima/carnefice indiretto che riveste (la scena degli spaghetti ben riflette il suo status) ed infine da citare una comparsata della bella Alicia "Batgirl" Silverstone che sa essere sempre affascinante ed un Bill Camp che offre come sempre una buona prova quale gran caratterista che sa essere.
Accattivante nella sua tragedia, intelligente nell’assenza di risposte, questa rivisitazione del mito di Euripide risulta un film emotivamente carico e disturbante. Lathimos è noto per l'uso d'un linguaggio cinematografico sui generis fatto di provocazioni ma anche ricco di metafore e simbologie che fanno emergere più sfaccettature del lato umano oscuro. Simbologia e riferimenti proliferano anche qui a partire dal titolo e proseguono per tutta la storia. Il regista ambienta la storia in uno sfondo reale (la scena in cui lui protesta con il direttore dell'ospedale è veramente realista) come anche i personaggi e la loro intimità, la disamina sociale e psicologica è acuta e tagliente. Vendetta, egoismo, tradimento e rancore emergono nel peggiore dei modi fornendo un quadro cupo e pessimista dell'umanità.

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