martedì 19 dicembre 2017

The Postman (1997) Il postino floppa sempre due volte

Correva l'anno 1997 quando Kevin Costner (a Dicembre, quindi sono 20 anni d'anniversario) portò sul grande schermo il romanzo post apocalittico Il simbolo della rinascita (The Postman, 1985) di David Brin. Forte di un budget di 80 milioni, del supporto alla produzione della Warner Bros (con la Tig Production) e di sceneggiatori di prima qualità come Eric Roth (Forrest Gump, Insider, Molto forte, incredibilmente vicino) e Brian Helgeland (L.A. Confidential, Mystic River, A Nightmare on Elm Street 4: The Dream Master) il buon Costner sviluppò la sua terza regia dopo il bellissimo Balla coi Lupi ed il flop Waterworld.
Kevin Costner con questa pellicola torna allo scenario postatomico unendolo ad un'altra tematica cara ai suoi film: i sogni, i miti ed i valori del popolo americano, il tutto visto attraverso gli occhi di un eroe/antieroe dalla forte individualità, interiormente combattuto tra conformismo e ribellione. Al contrario di quanto accade in alcune storie di anticipazione, in cui basta un piccolo incidente per far collassare il delicato "sistema" tecnologico della nostra società moderna, qui un piccolo gesto può rimettere in moto la civiltà apparentemente dimenticata: la consegna della posta, che parte come un pretesto motivato solo dalla sopravvivenza, ma diventa poi un modo per ribellarsi alla prepotenza degli Holnisti. Inoltre Kevin Costner mette in spolvero il filone Western di cui è un grande estimatore forse senza grande successo, ma proponendo in maniera molto originale il tema della speranza, più nascosto rispetto alla rievocazione del mito della Frontiera, ma presente lungo tutto il film.
Quello di Costner non è il classico film post-apocalittico dove l'eroe solitario uccide tutti quelli che incontra per sopravvivere, anzi, è meglio. Quello che spicca tra tutto è la storia, davvero inconsueta, dove un attore girovago, catturatao dagli Holnisti, diventerà membro di questo clan, per poi (una volta fuggito) mettersi alla guida di un gruppo di portalettere, con lo scopo di ridare serenità e gioia agli abitanti di un piccolo villaggio e combattere il perfido tiranno. La trama è poco originale, vista e rivista in decine di film del genere ma non è sviluppata male (molto belli i rimandi a Ford) però troppo trucco può rovinare persino la donna più bella: quindi un buon film infarcito da troppa retorica esplicita, sia nei dialoghi che nelle riprese ne rimane purtroppo limitato. Si possono notare un'ora di troppo di girato (il montaggio di Peter Boyle è troppo prolisso alla lunga), sprecata in tempi scenici da teatro settecentesco, in riprese didattiche e didascaliche. Tralasciando comunque il buon senso e tutte le sensate critiche alla trama e allo svolgimento, e tenuto conto del fardello di cui sopra, resta tuttavia un buon film, piacevole ed anche appassionante.
Questo è un film di fantascienza-western che solo Kevin Costner poteva girare, completamente in controtendenza agli schemi commerciali Hollywoodiani il quale secondo me è stato fin troppo criticato ed alzato sull'altare del sacrificio cinematografico nonostante gli evidenti difetti ed il fallimentare insuccesso al botteghino (solo 12 milioni in patria). La regia è buona riesce ad immergere sin da subito nell'ambientazione anche grazie ad una bella colonna sonora di James Newton Howard ed alla fotografia nitida di Stephen F. Windon. Il cast fa il suo in particolare la sempre bella e sottovalutata Olivia Williams che sviluppa e caratterizza bene il suo personaggio, Costner non è da meno ritagliandosi (nonostante la già citata retorica) un personaggio divertente (fantastiche le citazioni a Shakespeare) ma anche molto umano nei suoi difetti ma il vero gioiello del film resta il caratterista Will Patton che regala ai posteri un cattivo da manuale che sicuramente è l'autore dei migliori dialoghindel girato. Buono il resto del cast dove spicca anche Tom Petty.

2 commenti:

  1. Notare l'anno di ambientazione del film: Il 2013!!! :D Per fortuna non siamo ridotti così. Comunque all'epoca questo (come Waterworld) non mi dispiacquero.. non saranno capolavori di fantascienza ma comunque sono le classiche 2 ore e passa di intrattenimento, specie per chi ama il genere

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    1. Si è vero! Non sono andati molto lontano al tempo cone scenario. Anche a me è piaciuto Waterworld!

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