mercoledì 6 dicembre 2017

Mother! (2017) Il delirio biblico di Darren Aronofsky


Darren Aronofsky è un cineasta da non prendere assolutamente sottogamba. Nel corso degli anni ha partorito diverse pellicole introspettive sia nel bene che nel male; a volte anche non gridando al miracolo cinematografico, ma la personalità con cui si è approcciato fa notare il suo appeal, sia in fase di scrittura che di messa in scena, dove lo sviluppo narrativo si placa a favore di una escalation pazzoide ed imprevedibile.



Trarre delucidazioni da questa pellicola non è facile come sembra, per via anche delle differenti sfumature di genere cinematografico (e simbolismi) che esplodono nello sviluppo narrativo. Impossibile classificarlo in un solo genere perché e inappropriato e limitante al film stesso. Oltre alle simbologie e metafore (Dio, Madre Terra, Adamo ed Eva, Caino e Abele), si possono scorgere richiami lampanti ad altri film (e regie), lo spettatore (in un mondo perfetto) dovrebbe conoscere gli stili di Bergman, Polanski, Gilliam e Lars von Trier per non trovarsi totalmente spaesato o peggio credere che Arofonsky sia l'artefice originario di questa determinata visione nella sua stilistica.


Il poeta "creatore" (ovvero Dio) e Madre natura. Una potentissima allegoria allucinatoria e blasfema sull'umanità. I riferimenti biblici sono lampanti: i primi uomini sulla terra, il fraticidio, il perdono, il figlio divorato, il divieto di entrare dove vi è l'oggetto proibito. Guerra, violenza, fanatismo, ignoranza e chi più ne ha più ne metta per descrivere ciò in cui dovremmo riconoscerci, Aronofsky ci va giù pesante e molto. Il risultato è più un enorme quadro di natura classica, come potrebbe per esempio essere Il Giudizio universale di Michelangelo Buonarroti, che un normale film di genere.Mother! Darren Aronofsky

La saggia (e virtuosa) regia di Darren trasporta direttamente l'ossessione e il clima claustrofobico (prima) e quello caotico ed apocalittico (dopo) con il classico modus operandi a cui siamo abituati nei suoi film: Matthew Libatique alla fotografia supporta il comparto scenico, il montaggio di Andrew Weisblum è lineare e allucinatorio a seconda dei casi, gli effetti speciali di Mario Dumont sono ben elaborati e mai alienanti e ancora una volta Jóhann Jóhannsson si vede tolta la sua colonna sonora (volutamente, decisione presa assieme al regista) a favore d'introspezioni sonore che sono l'altra anima della pellicola.

Gran prova del cast: Lawrence mai fuori posto e innocente ed inerme sin dalle prime riprese (come Mia Farrow in Rosemary's Baby), Bardem ben calato nel suo ruolo misterioso e mistico, poi due caratteristi con i contro come Ed Harris e Michelle Pfeiffer, i fratelli Gleeson nel poco minutaggio mostrano la loro bravura.


Darren ha osato di più ha deciso di mostrare nascita/vita/morte umana sotto forma di allegoria e metafora. Un delirio biblico riuscito se non fosse che la maggior parte degli spettatori si può perdere in questo sviluppo. Si resta comunque incuriositi, spaventati sino ad arrivare ad uno stato di straniamento. Per dirla tutta, Madre è una vera esperienza cinematografica che non lascerà indifferenti. Cosa interessante e che da un certo punto di vista questa pellicola "rappresenta" anche il rapporto sentimentale tra la Lawrence e Darren ed il suo epilogo.



4 commenti:

  1. DI Aronofsky ho visto The wrestler (molto bello) e Noah (insomma...), questo non mi ispira molto. Bisogna dire che il film almeno gli ha dato la possibilità di stare con la Lawrence :D Anche se lei ora l'ha lasciato perché da quanto pare lui con lei parlava solo di film!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Difatti guardando il film mi è venuta in parte in mente la loro relazione sentimentale.

      Beato Darren! Non sarò un fan della Lawrence, ma lei è tanta carne sul fuoco!

      Elimina
  2. Questo ancora non lo vedo ma mi ispira molto, amo i film metaforici :)

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Aspettati un delirio ad un certo punto...;)

      Elimina